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La Cannabis Light legale cos’è, perché è legale e cosa c’entra il CBD in tutto questo?

Il tema della Cannabis Legale o Light è di grande interesse e il motivo sta nella liberalizzazione della vendita.
Cerchiamo di capire cos’è, perchè è legale e cosa centra il CBD in tutto questo.

 

 

Il tema della Cannabis Legale o Light è di grande interesse e il motivo sta nella liberalizzazione della vendita, purché il valore del THC non superi lo 0,2%.

Cannabis Light. Cos’è e come la si colloca nell’ambito del mercato del consumo

La Cannabis Light non è un semplice passatempo o un nuovo gioco di società. La Cannabis Light è legale se ha il THC inferiore allo 0,2% ed è permessa un’oscillazione fino allo 0,6%. Si sa infatti che le genetiche della Sativa da cui si trae la Light sono state ottenute con metodi agronomici innovativi basati su accurati studi botanici che hanno implicato molte ricerche internazionali protrattesi per quasi una ventina di anni con ampie sperimentazioni “sul campo”. In questo modo è stato possibile dare origine a varietà tanto depotenziate dal punto di vista degli effetti sulla psiche da non poter più essere considerate degli stupefacenti. Anche se c’è da specificarlo, non è la Cannabis in sé ad essere vietata, ma la presenza della sostanza psicotropa del THC (AKA Delta-9-tetraidrocannabinolo).

Possiamo stare tranquilli, non è un’erba da sballo, non è solo una moda, non è passaparola per alimentare il chiacchiericcio, ma allora, cos’è? La riposta non è univoca, noi però proveremo a darne una che cerchi di spiegare il valore di questo bene, che non sia associabile all’illegalità.

La cannabis legale e il CBD: un connubio casuale?

Il THC è solo uno dei circa cento cannabinoidi conosciuti della pianta ed ha un altro ospite illustre e altrettanto famoso il CBD (AKA Cannabidiolo). La ricerca sul Cannabidiolo è, in realtà, uno dei motori propulsivi che hanno spinto e sostenuto l’innovazione che ha portato alla nascita della Cannabis Light, la cui legalità può essere imputata anche alla possibilità di far arrivare sul mercato il CBD. I coltivatori infatti sono alla ricerca di varietà da cui estrarre molto CBD (genetiche cioè con molto CBD senza quasi THC) da convertire in oli o in altri preparati per la sua somministrazione come le pomate, le cere, ecc. La Cannabis Light è un progetto a scopo soprattutto terapeutico. Il CBD è sotto accurata indagine da parte della ricerca medica che gli riconosce grandi doti come dimostra il sito governativo americano il US National Library of Medicine National Institutes of Health su cui sono pubblicati tutti i risultati, molti dei quali ancora poco esplorati e sconosciuti nel bel paese.
Di fatto, le Cannabis Light Legali che si possono acquistare sono di due tipi: quelle a basso contenuto di CBD mescolate persino con i semi, oppure quelle ricche di CBD. Oltre alla tipica profumazione e fragranza, grazie al Cannabidiolo, regalano tranquillità e senso di benessere. La nota amara è che sebbene vi siano molti studi e ricerche internazionali che avvallano l’esistenza degli effetti benefici del CBD per l’uomo, questo non è sufficiente a dimostrare che sia veramente utile.

Legal Weed e Seed of Love, due cannabis light legali con elevate dosi di CBD

Legal Weed è un progetto che nasce dalla collaborazione di esperti internazionali nel settore Cannabico. Tutta la gamma prodotti, commercializzata liberamente anche in Italia, è stata sviluppata grazie ad una sapiente selezione di piante provenienti dalle coltivazioni indoor e outdoor di Cannabis biologica.  Cosa significa Cannabis Biologica? Si tratta di piante cresciute senza uso di pesticidi, diserbanti, fertilizzanti ecc., coltivate con tecniche di agricoltura biologica. Il motivo per cui è decisivo questo aspetto è di privare la pianta dalla presenza di inquinanti e contenuti chimici. Lo stesso vale per il brand Seed Of Love, e in entrambe le selezioni le relative piantagioni sono dislocate in diversi paesi ma provengono da varietà selezionate, certificate e autorizzate per la coltivazione in Europa. Il contenuto di THC, in tutte le tipologie e formati, è nei limiti consentiti dalla legge. Legal Weed e Seed of Love si contrassegnano per le spiccate concentrazioni di CBD con cui arrivano sul mercato. In alcune genetiche i arriva a quote oltre il 16% e la Virginia West ha picchi di CBD oltre la soglia del 25%. Provarle è più semplice di quanto si creda. Si possono ordinare on line e ricevere in confezione anonima per il giusto rispetto della privacy, basta un click.

 

Fonte: VareseNews

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Cos’è e come funziona l’erba legale

Aiuta il trattamento del dolore, non dà dipendenza e non ti stordisce – come funziona davvero la marijuana al CBD?

 

Di questi tempi molti fattoni non sono più fatti – e pensate un po’, gli sta bene così. Consumano prodotti ricchi di CBD, un composto che offre i benefici medici della marijuana senza gli “effetti collaterali”. Si tratta di una sostanza naturale che, a differenza del THC, non è psicoattiva.

Facciamola breve: il THC è quella sostanza che ti rende fatto; il CBD, invece, non ha effetti psicoattivi ma mantiene i benefici medici. O almeno così dice un numero crescente di professionisti del settore. Qualcuno ne avrà sentito parlare per il trattamento dell’epilessia – negli states la questione è diventata di dominio pubblico nel 2013, con la storia di Charlotte Figi, una bambina epilettica di 5 anni che grazie all’olio al CBD ha migliorato la qualità della sua vita.

Da allora la sostanza è finita in un numero infinito di prodotti: bibite, birre, gomme, cibo per animali e chi più ne ha più ne metta. Pillole e oli sono in vendita (anche qui in Italia, ndt) in negozi specializzati, ma la situazione è piuttosto confusa. Se la marijuana è illegale, come è possibile che questi negozi esistano? Che cosa fa di preciso il CBD?

«La sostanza ha proprietà anti-infiammatorie e antiossidanti, importanti per un grandissimo numero di malattie», dice Lihi Bar-Lev Schleider, a capo del laboratorio Tikun Olam, in Israele. Considerando l’assenza di ogni effetto psicoattivo, i prodotti con il CBD sono sempre più attraenti per chi ha bisogno di alternative farmacologiche.

Secondo la legge federale americana, comunque, la cannabis è una droga Schedule I, cioè ad “alto rischio” di abuso e non accettabile come trattamento sanitario. Ed è per questo che la DEA, per capire se un prodotto è legale o meno, deve capire da che pianta è stato estratto il CBD, se marijuana o canapa. Entrambe derivano dalla stessa specie, e per farla brevissima la canapa è marijuana senza il THC (o meglio, dove la percentuale di THC è inferiore al 3%). Tecnicamente il CBD è lo stesso in entrambe le “versioni”, ma a livello legale solo una è accettabile.

Perché il limite del 3%? La risposta è in un report del 1976, una misurazione scientifica che non fu pensata per una distinzione legale tra marijuana e canapa. Tuttavia nel 2014 la Federal Farm Bill l’ha sfruttata esattamente per questo, codificando la differenza tra le piante e legalizzando la canapa industriale. Tutto il CBD consumato negli Stati Uniti, invece, proviene da piante importate da Israele e Unione Europea.

Il problema non si pone, ovviamente, negli stati dove l’uso ricreativo della marijuana è legale. Tuttavia gli standard sono diversi zona per zona, e solo in Idaho, Kansas, Nebraska e South Dakota l’uso medico del CBD è illegale. E la qualità? C’è un tipo di CBD superiore agli altri? Non esiste una sola risposta. Pamela Hadfield, co-fondatrice di HelloMD.com, una guida online alla cannabis medica, ritiene che la sostanza soffra di “bioaccumulazione”, cioè assorbe contaminanti dal terreno. «Lo fa in modo molto efficace, dal terreno direttamente nella pianta», spiega. «E non puoi sapere cosa acquisti insieme al CBD».

Questo però era vero anni fa, aggiunge Paul Gelardi di Hightech Extracts, ora non è più così. «Se parliamo di canapa coltivata un decennio fa, allora si tratta di coltivazioni nate principalmente per le fibre e i semi», dice. E chi pianta la canapa con questo obiettivo non ha bisogno di preoccuparsi della qualità del terreno, o dei fattori bioaccumulanti, tutti elementi non considerati dalle verifiche federali. Anche per Jesse Henry, direttore esecutivo di un dispensario di San Francisco, non c’è da essere allarmisti. «La California ha regole molto rigide sul controllo qualità», dice. «Tutto quello che trovate nei dispensari è controllato sia dallo stato che dalle amministrazioni locali».

Comunque, tutti gli esperti contattati da Rolling Stone consigliano di fare un po’ di ricerca prima di acquistare prodotti CBD e, soprattutto, di ricordare l’importanza di un consumo attivo e consapevole. Non è sufficiente leggere gli ingredienti e l’etichetta “testato in laboratorio”, è necessario studiare l’azienda produttrice. Quant’è ampia l’offerta di prodotti con il CBD? Fornisce i negozi migliori?

Nel frattempo, le legioni di devoti al CBD crescono ogni giorno a prescindere dalla confusione legislativa e dalle preoccupazioni sulla qualità. «Ormai è un trend, è qualcosa di nuovo e interessante per la maggior parte dell’opinione pubblica», dice Henry. «La sostanza aiuta la terapia del dolore e non ha gli effetti collaterali dei farmaci industriali».

Come sempre non mancano gli scettici. Il Washington Post ha scritto che «per la Generazione Ansia, con lo sguardo fisso sul cellulare e la testa bombardata da informazioni, sottopagata e stressata, la misteriosa cannabis al CBD è diventata una droga di tendenza». Lo scetticismo è comprensibile, ma i risultati sembrano più che concreti.

Il punto è che il “trend del CBD” sta offuscando risultati scientifici, e c’è chi è preoccupato che questa popolarità possa far dimenticare i veri benefici terapeutici offerti dalla sostanza. «Se metti lo sciroppo al CBD nel caffè e poi lamenti la mancanza di effetti il problema sei tu, perché non capisci che in quella tazzina c’è anche un eccitante, il caffè», dice Hadfield. «Per questo il consumo consapevole è fondamentale – devi essere a conoscenza degli effetti del CBD e di quello che puoi aspettarti assumendolo».

La gestione delle aspettative, quindi, è l’altra faccia della medaglia. Il dottor Andrew Kerklaan, un chiropratico che utilizza creme al CBD, fa un esempio azzeccato. «Se ti stai per operare per un problema al nervo sciatico una crema topica non ti libererà da tutto il dolore», dice. «Ma una crema topica al CBD fa davvero la differenza».

E ci riesce perché, spiega Kerklaan, i cannabinoidi «bloccano i recettori del dolore, riducono le reazioni infiammatorie e la tensione muscolare». Quando un paziente subisce una stimolazione dolorosa, «la colonna vertebrale attiva tensione muscolare e spasmi; i cannabinoidi attaccano alcuni nervi così da ridurre la reazione». C’è molto potenziale nei prodotti al CBD. Ma questo non significa che tutto ciò che lo contiene sia la risposta a quello che vi affligge.

 

Fonte: RollingStone

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La canapa in Italia

La coltivazione della canapa si diffuse in Italia fra il V e il VII secolo a.C.
La prima citazione è da attribuire al poeta satirico latino Lucillo nel II secolo a.C.
L’alta qualità e la ingente quantità della canapa prodotta in Italia la rese il secondo produttore mondiale e primo fornitore della marina britannica.
La canapa, infatti, era molto ricercata per la realizzazione di corde e vele.
La tradizione della canapa in Italia risulta essere legata all’espansione delle Repubbliche Marinare e all’utilizzo in ambito navale. Molto antico è anche l’uso della canapa nella tradizione romagnola che la utilizzava per telerie a uso domestico: tovaglie di canapa decorate con stampi di rame color ruggine e verde, rappresentano ancora oggi un prodotto molto apprezzato.
Si deve a Vincenzo Tanara, agronomo bolognese del XVIII secolo la descrizione della tecnica colturale della canapa. I territori in cui la coltivazione della canapa ha trovato un maggior diffusione sono stati: la Pianura Padana (in particolare nelle aree del ferrarese e del bolognese), la Toscana con il territorio di Montalcino e la Campania specialmente nelle province di Napoli (Frattamaggiore) e Caserta (Aversa), dove si produceva la migliore canapa del mondo.

 

In Italia, negli anni che hanno preceduto l’ultima guerra mondiale la coltivazione della canapa interessava circa 100.000 ettari. Di questi, solo 50.000 ettari rimasero in coltura nell’immediato dopoguerra. Fu negli anni Settanta che la decisiva concorrenza delle fibre sintetiche ridusse la coltura della canapa a poche centinaia di ettari. Indubbiamente, il declino della coltura non è da imputare esclusivamente alla scoperta di fibre sintetiche. Le coltivazioni diminuirono fino a scomparire nel 1975, quando fu inasprito il divieto della coltivazione della canapa indiana (Cannabis indica) e nello stesso tempo messe in atto severe normative per la canapa tessile.
Negli ultimi mesi, alcuni accorgimenti legislativi sembrerebbero aver dato vigore e rinnovato l’interesse verso questo tipo di coltura. In particolare, grazie all’innalzamento del limite di thc presente nei fiore che da <0,2% è passato a <0.6%, la produzione della canapa é di nuovo in continua crescita.